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Sessualità e olfatto – Profumo di donna

© da www.benesseredonna.it

Il partner non si sceglie solo con la vista. C’è un altro senso che, nell’universo della sessualità, la fa da padrone: l’olfatto. Se anche “l’occhio vuole la sua parte”, infatti, è il naso ad avere l’ultima parola sul compagno d’amore e, talvolta, sul compagno di vita. Proprio l’odore emanato dal corpo, fragranza unica ed esclusiva di ogni persona (una vera “carta di identità olfattiva”), è uno degli elementi più forti di attrazione o repulsione sessuale. Può scatenare un desiderio sfrenato o bloccare irrimediabilmente la carica erotica. Magie della “chimica”, quella attrazione fatale “di pelle” che in una coppia potenziale c’è o non c’è.

Una questione di chimica

L’olfatto, d’altra parte, è insieme al gusto un “senso chimico” in senso stretto, in quanto utilizza come “informatori” sostanze chimiche specifiche, secondo un meccanismo molto complesso. Nel tessuto olfattorio ci sono tante centraline (recettori cellulari) sensibili a determinati stimoli chimici. Quando uno di questi stimoli arriva, la centralina si attiva e trasmette il messaggio al sistema nervoso centrale che, a sua volta, risponde con una cascata di reazioni organiche, emozionali e comportamentali. L’esempio del ricordo olfattivo è emblematico. Un odore può evocare scenari complessi del passato, stimolando associazioni emotive e affettive immediate, in virtù dello stretto legame tra strutture olfattive e sistema limbico, la zona del cervello da cui passano le nostre emozioni.

I principii del desiderio sono i feromoni

Il partner si sceglie “a naso” ma non a caso. Esistono veri e propri strateghi del desiderio: i feromoni, noti di nome, sconosciuti di fatto. In verità, altro non sono che sostanze prodotte dal corpo (dalle ghiandole presenti in bocca, ascelle, seno, area genitale), capaci di provocare una risposta comportamentale. Ci sono i feromoni definiti “di segnalazione veloce” e quelli ad azione ritardata.
I primi inducono cambiamenti immediati nella persona che li “riceve”, scatenando atteggiamenti diversi: attrazione, eccitazione, allarme, paura, aggressività. Non solo. Mediano i principali comportamenti sociali all’interno di un gruppo: aggregarsi, disperdersi o difendersi. E poi, il loro ruolo principe nell’attrazione sessuale.
Vengono prodotti dalla pubertà in poi, per tutta l’età fertile, e questo non è casuale, perché aumentano la possibilità di un organismo di raggiungere il successo riproduttivo e, dunque, la sopravvivenza della specie. Sembra, infatti, che la produzione di feromoni sia legata al naturale sistema di difesa dell’organismo (immunitario): l’attrazione olfattiva tra due persone aumenterebbe quanto più è forte la compatibilità riproduttiva dei rispettivi sistemi immunitari.

Riconoscersi (e amarsi) dall’odore

I feromoni ad azione ritardata agiscono fin dalla vita perinatale, ma condizionano anche la vita adulta attraverso la memoria olfattiva, uno dei pilastri della compatibilità affettiva e sessuale.
Dipende dai feromoni e da questa memoria olfattiva, per esempio, il legame unico tra il bambino e la sua mamma. Il piccolo impara a riconoscere la madre dall’odore prima ancora che dallo sguardo o dalla voce ed è proprio questa comunicazione olfattiva potentissima la principale responsabile dell’attaccamento istintuale più profondo: il riconoscimento dell’odore reciproco non sbaglia.
Ma ha un prezzo. Se la mamma è stressata, l’odore del suo corpo trasmette al bambino un segnale di allarme che lo fa piangere “senza ragioni” pratiche, ma con ottime ragioni olfattive.
I feromoni non influenzano solo l’odore, ma anche il gusto: ecco perché se l’odore del partner piace, piace anche il gusto dei suoi baci. L’affinità gustativa e olfattiva la dice lunga sulla prognosi sessuale della coppia: si può litigare da mane a sera, ma se l’odore e il gusto piacciono l’intesa sotto le lenzuola è buona; si può andare d’accordo su tutto, ma se l’odore e il gusto non piacciono (o non piacciono più), la prognosi sessuale è riservata.

 

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